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Pregare - Parrocchia Olgiate Comasco
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Pregare

Devozione. Preghiera. Cultura.

La radice ultima del nostro essere insieme, il motivo e la forza che ci unisce: la fede in Gesù Cristo. Certo, ci uniscono motivazioni territoriali, motivazioni giuridiche, motivazioni storiche… ma il vero centro della nostra comunità è la persona di Gesù Cristo.

In questa pagina vogliamo proporre alcuni approfondimenti sulle figure dei Santi che ispirano la nostra comunità alla sequela di Gesù, e preghiere e riflessioni per i tempi forti dell’anno liturgico.

I nostri patroni

Sant’Ippolito e Cassiano

 

I nostri antenati, parecchi secoli fa, hanno deciso di prendere come patroni questi due antichi martiri e di dedicare a loro la chiesa parrocchiale.

Sono le figure a cui la nostra comunità dovrebbe sempre ispirarsi per vivere in modo serio e coerente il Vangelo, gli esempi a cui guardare.

Sant’Ippolito

Nacque probabilmente in Asia Minore; divenuto un esponente importante della sua Chiesa, giunse come prete a Roma nei primi anni del terzo secolo. Teologo e scrittore di notevole valore, qui ebbe un durissimo scontro con papa Callisto che presto si trasformò in scisma. Ippolito lasciò quindi la comunione della Chiesa di Roma e fu eletto antipapa (fu il primo antipapa) da una ristretta schiera di seguaci da lui chiamati “Chiesa” in contrasto con la maggioranza dei romani da lui chiamati la “Scuola di Callisto”. Ippolito continuò la sua opposizione alla Chiesa di Roma come antipapa anche durante i pontificati dei due successori di Callisto: Urbano I e Ponziano. In seguito, i capi delle due Chiese vennero esiliati dall’imperatore Massimino il Trace in Sardegna e condannati ai lavori forzati in miniera. Qui si riconciliarono e invitarono i rispettivi seguaci a fare altrettanto. Intorno al 235, a seguito delle fatiche, degli stenti e delle violenze subite, la morte li colse entrambi nell’isola e nel 236 o 237 le salme dei due martiri raggiunsero Roma. Il corpo di Ippolito fu poi sepolto nel Campo Verano, sulla Via Tiburtina.

 

Sant’Ippolito ci si presenta come un cristiano capace di approfondire la propria fede e di metterla a confronto senza paura con la cultura del proprio tempo; come un credente che ama la sua Chiesa fino a ritenere di doverla difendere con intransigenza persino contro l’autorità costituita, da lui giudicata troppo accondiscendente verso coloro che si erano macchiati di gravi peccati; come un uomo capace di ricredersi fino a riconciliarsi e pronto a dare la vita per Cristo.

San Cassiano

Vissuto a Imola una settantina d’anni dopo Ippolito, vi insegnò grammatica e letteratura. Impartì ad alcuni suoi allievi anche lezioni di ars notoria, la moderna stenografia. Educatore della gioventù, non rinunciò a comunicare la fede cristiana ai suoi alunni. Alcuni cittadini lo denunciarono al Prefetto come “autore di una nuova religione”. Processato, gli fu ordinato di rinunciare al proprio credo e di sacrificare agli dei della religione romana. Cassiano rifiutò e fu condannato a morte. Il giudice impose ai suoi studenti, come pena per averlo ascoltato, di eseguire la condanna. Il martirio di San Cassiano si colloca probabilmente al tempo della persecuzione dei cristiani ordinata dall’imperatore Diocleziano (febbraio 303 – marzo 305).

Per lunghi secoli si è pensato che il racconto del martirio fosse una tradizione popolare. Tuttavia, recenti studi compiuti da diverse équipes statunitensi ed europee, hanno dimostrato che i fori che si trovano nel cranio del martire sono compatibili con le dimensioni degli stiletti con cui all’epoca gli studenti incidevano le tavole di cera e con cui sarebbe stato compiuto il martirio.

 

Un grande esempio di cristiano-missionario che non può non annunciare il Vangelo, anche a costo della vita; un grande esempio di maestro che trasmette ai giovani, senza paura, i grandi valori in cui crede.

Sia il martirio di sant’Ippolito che quello di san Cassiano sono legati alla data del 13 agosto.

Per questo proprio quel giorno noi festeggiamo con solennità la nostra festa patronale.

San Gerardo

Ai nostri patroni, da più di 800 anni è accostata anche la figura di San Gerardo (Monza, 1134 – 6 giugno 1207), a cui è dedicata la seconda chiesa della nostra parrocchia. Ecco qualche tratto della sua vita.

Gerardo era di condizione agiata; dopo la morte del padre, con i beni ereditati fondò un ospedale con lo scopo di assistere i poveri e i malati. La sede dell’ospedale pare fosse la casa stessa di Gerardo: essa si trovava sulla riva sinistra del Lambro, presso il ponte che oggi è detto “di san Gerardino” e dove esiste l’omonima chiesetta. Il servizio nell’ospedale era svolto da conversi: laici che vivevano in comune come i frati, senza però prendere i voti religiosi. Gerardo era uno di loro e svolgeva anche l’incarico di “ministro”, cioè direttore dell’ospedale. Come risulta anche da alcuni documenti degli anni successivi, egli mantenne questo incarico fino alla morte, avvenuta il 6 giugno 1207.

 

San Gerardo è venerato qui ad Olgiate Comasco per un miracolo che risale ai giorni immediatamente seguenti la morte del santo: gli olgiatesi, afflitti da un grave morbo chiamato “sincoposi” (è incerto di quale malattia esattamente si trattasse), su consiglio di un eremita (il beato Manfredo) si recarono in pellegrinaggio a Monza sulla sua tomba ed il morbo scomparve. Per riconoscenza fecero voto di ripetere perpetuamente il pellegrinaggio ogni anno. Esso si compie tuttora ogni 25 aprile. Oltre che in questa data, S. Gerardo è celebrato nella nostra parrocchia anche l’ultima domenica di gennaio (la festa fu istituita per favorire la presenza degli emigrati che in inverno tornavano in paese) e da qualche anno anche la prima settimana di giugno, in concomitanza con la memoria liturgica (6 giugno).

Per un maggiore approfondimento sulla vita del santo e sulla devozione degli olgiatesi, è possibile consultare di seguito un opuscolo di carattere agiografico, le cui copie sono ancora conservate negli archivi parrocchiali e in alcune case di fedeli olgiatesi.

E’ da precisare che il testo risale al 1938, pertanto alcune modalità nell’organizzazione delle celebrazioni sono nel frattempo cambiate.

Immaginette

Beata Vergine Maria

Lungo i secoli abbiamo avuto anche altri riferimenti, testimoniati da altre chiese, distrutte da molto tempo e di cui si è quasi persa la memoria: S. Ilario a Baragiola, S. Giorgio nell’omonimo rione, Santa Maria a Somaino.
Quest’ultima è tornata ad esistere quando qualche decennio fa proprio a Somaino è stata costruita una nuova chiesa dedicata proprio a Maria.

La chiesa di Somaino, consacrata nel 1981 è dedicata, per la precisione, alla “Visitazione di Maria”. Dopo l’annuncio dell’Angelo, Maria si mette in viaggio – racconta il Vangelo di Luca al capitolo 1 – per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio.
La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignità di Madre di Dio. Maria risponde con le parole sublimi del “Magnificat”, poi rimane presso di lei in umile servizio fino alla nascita di Giovanni Battista.

 

Racconto che esprime la grande gioia per la presenza del Messia che visita il suo popolo; che presenta Maria come colei che porta al mondo Gesù, immagine plastica della Chiesa; che esalta l’umile servizio quotidiano, sull’esempio di Gesù che è venuto “per servire e non per farsi servire”.
La festa della “Visitazione” viene celebrata secondo il calendario liturgico, cioè il 31 maggio.

Altra solennità molto sentita è quella dell’Immacolata Concezione, che si celebra l’8 dicembre. In questa occasione, la sera viene celebrato l’antico Inno Akathistos alla Madre di Dio.

Testo dell'INNO AKATHISTOS →

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