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in preghiera davanti al Presepe - Parrocchia Olgiate Comasco
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in preghiera davanti al Presepe

Soffermiamoci davanti al Presepe per meditare il mistero del Santo Natale

In un tempo in cui il simbolo del presepe viene sempre più ignorato ed accantonato,

ci sembra bene ravvivare l’immagine ed il significato di questa sacra rappresentazione.

Con l’aiuto del presepe soffermiamoci a riflettere sul Mistero del NATALE!

Insieme alle inquadrature di alcuni dettagli dei presepi presenti nelle nostre chiese, proponiamo la preghiera delle antifone O, antichissimi versetti recitati o cantati come antifona al Magnificat nella Liturgia delle Ore nel periodo che precede il Natale, e alcuni passi della lettera apostolica “Admirabile signum” di papa Francesco.

“Il mirabile segno del presepe, così caro al popolo cristiano, suscita sempre stupore e meraviglia.”

Papa Francesco – Admirabile Signum

Il presepe, atto di evangelizzazione da riscoprire

“Rappresentare l’evento della nascita di Gesù equivale ad annunciare il mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio con semplicità e gioia. Mentre contempliamo la scena del Natale siamo invitati a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo. E scopriamo che Egli ci ama a tal punto da unirsi a noi, perché anche noi possiamo unirci a Lui. Con questa Lettera vorrei sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… È davvero un esercizio di fantasia creativa, che impiega i materiali più disparati per dare vita a piccoli capolavori di bellezza. Si impara da bambini: quando papà e mamma, insieme ai nonni, trasmettono questa gioiosa abitudine, che racchiude in sé una ricca spiritualità popolare. Mi auguro che questa pratica non venga mai meno; anzi, spero che, là dove fosse caduta in disuso, possa essere riscoperta e rivitalizzata.

Le Antifone “O”

Una caratteristica molto antica di questi ultimi giorni di preparazione al Natale è quella delle antifone «O», che si chiamano così perché in latino, e anche nella traduzione in italiano, incominciano con l’invocazione «O»; sono dette anche «antifone maggiori» e sono cantate in questi giorni, dal 17 al 23 dicembre, di preparazione prossima al Natale: durante i Vespri e come versetto all’acclamazione al Vangelo.
Furono composte attorno ai secoli VII – VIII e si può affermare che rappresentano un magnifico compendio della cristologia più antica della Chiesa e, nello stesso, un riassunto espressivo del desiderio di salvezza di tutta l’umanità, tanto dell’Israele dell’Antico Testamento che della Chiesa del Nuovo Testamento.
Sono brevi preghiere rivolte a Cristo Gesù che condensano lo spirito dell’Avvento e del Natale.
Ogni antifona incomincia con un’esclamazione «O», seguita da un titolo messianico tratto dall’Antico Testamento, ma compreso pienamente nel Nuovo Testamento. È un’esclamazione a Gesù il Messia, con la quale si riconosce tutto ciò che egli rappresenta per noi. E termina sempre con una supplica: «Vieni» e non tardare.

 

1. O SAPIENZA: la sapienza, il Verbo, la Parola

2. O ADONAI: Signore onnipotente, guida di Israele

3. O RADIX: radice, germoglio di Iesse

4. O CLAVIS: chiave di Davide, che apre e chiude

5. O ORIENS: oriente, sole, luce, astro che sorge

6. O REX: re di pace

7. O EMMANUEL: Emanuele, Dio con noi.

 

Le iniziali latine della prima parola dopo la «O», lette nel senso inverso, danno l’acrostico: «ERO CRAS», che significa: «Sarò domani/Verrò domani», che è come la risposta del Messia alla supplica dei suoi fedeli.

O Sapienza,

che esci dalla bocca dell’Altissimo,
ed arrivi ai confini della terra,
e tutto disponi con dolcezza:
vieni ad insegnarci la via della prudenza.

O Adonai,

e condottiero di Israele,
che sei apparso a Mosè tra le fiamme,
e sul Sinai gli donasti la legge:
redimici col tuo braccio potente.

Dal fabbro al fornaio: la santità del quotidiano

Nel presepe vengono messe spesso statuine che sembrano non avere alcuna relazione con i racconti evangelici, a dirci che “in questo nuovo mondo inaugurato da Gesù c’è spazio per tutto ciò che è umano e per ogni creatura. Dal pastore al fabbro, dal fornaio ai musicisti, dalle donne che portano le brocche d’acqua ai bambini che giocano”, a rappresentare “la santità quotidiana, la gioia di fare in modo straordinario le cose di tutti i giorni, quando Gesù condivide con noi la sua vita divina”.

O Radice di Jesse,

che sei un segno per i popoli,
innanzi a te i re della terra non parlano,
e le nazioni ti acclamano:
vieni e liberaci,
non fare tardi.

O Chiave di David,

e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e libera lo schiavo dal carcere,
che è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

I segni del presepe: il cielo stellato nel silenzio della notte

Il cielo stellato, nel buio e nel silenzio della notte: è la notte che a volte circonda la nostra vita. “Ebbene, anche in quei momenti Dio non ci lascia soli, ma si fa presente” e “porta luce dove c’è il buio e rischiara quanti attraversano le tenebre della sofferenza”.

O astro Sorgente,

splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
chi è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

I paesaggi, gli angeli, la stella cometa, i poveri

Ci sono poi, spesso, i paesaggi fatti di rovine di case e palazzi antichi, “segno visibile dell’umanità decaduta” che Gesù è venuto “a guarire e ricostruire”. Ci sono le montagne, i ruscelli, le pecore, a rappresentare tutto il creato che partecipa alla festa della venuta del Messia. Gli angeli e la stella cometa sono il segno che “noi pure siamo chiamati a metterci in cammino per raggiungere la grotta e adorare il Signore”. I pastori ci dicono che sono “i più umili e i più poveri che sanno accogliere l’avvenimento dell’Incarnazione”, così come le statuine dei mendicanti. “I poveri, anzi, sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi” mentre il palazzo di Erode “è sullo sfondo, chiuso, sordo all’annuncio di gioia. Nascendo nel presepe Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza”.

O Re delle Genti,

da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l’uomo,
che hai plasmato dal fango.

I Magi: i lontani e la fede

Quando si avvicina la festa dell’Epifania, si collocano nel presepe le tre statuine dei Re Magi che “insegnano che si può partire da molto lontano per raggiungere Cristo”.

O Emmanuel,

nostro re e legislatore,
speranza delle genti,
e loro Salvatore:
vieni e salvaci,
Signore, nostro Dio.

Maria e Giuseppe: l’abbandono a Dio

Nella grotta ci sono Maria e Giuseppe. Maria è “la testimonianza di come abbandonarsi nella fede alla volontà di Dio”, così come Giuseppe, “il custode che non si stanca mai di proteggere la sua famiglia”.

Avviciniamoci a Dio che si fa vicino,
fermiamoci a guardare il presepe,
immaginiamo la nascita di Gesù:
la luce e la pace,
la somma povertà e il rifiuto.
Entriamo nel vero Natale con i pastori,
portiamo a Gesù quello che siamo,
le nostre emarginazioni,
le nostre ferite non guarite,
i nostri peccati.

Papa Francesco

Gesù Bambino: l’amore che cambia la storia

Nella mangiatoia c’è il piccolo Gesù: Dio “è imprevedibile”, “fuori dai nostri schemi” e “si presenta così, in un bambino, per farsi accogliere tra le nostre braccia. Nella debolezza e nella fragilità nasconde la sua potenza che tutto crea e trasforma” con l’amore. “Il presepe ci fa vedere, ci fa toccare questo evento unico e straordinario che ha cambiato il corso della storia”.

Dio vuole la felicità dell’uomo

“Il presepe fa parte del dolce ed esigente processo di trasmissione della fede”: non è importante come si allestisce, “ciò che conta, è che esso parli alla nostra vita”, raccontando l’amore di Dio per noi, “il Dio che si è fatto bambino per dirci quanto è vicino ad ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi”, e a dirci che “in questo sta la felicità”.

In questi giorni di preparazione e di festa per in Natale di Gesù,

ti invitiamo a visitare i presepi nelle chiese della nostra parrocchia

e a realizzarne uno, semplice o elaborato, anche nella tua casa, se non lo hai ancora fatto,

perchè i dettagli di queste sacre rappresentazioni ci aiutino a comprendere e meditare il mistero della Natività!

Le foto ritraggono il presepe della chiesa parrocchiale dell’anno 2018 e il presepe della chiesa di Somaino dell’anno 2018


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